Unione Exallievi Milano don Bosco
Questo perdono così difficile... PDF Stampa E-mail
Giovedì 19 Gennaio 2012 23:23

L'aneddoto mi è stato inviato da un amico Pastore Evangelico, ma è come se me l'avesse inviato Don Montagnoli.

Ve lo giro come pensiero del venerdì. 

E' “successo tempo fa a un mio confratello. Aveva raccontato ai suoi ragazzi la parabola del figlio prodigo, poi aveva chiesto che gliene scrivessero il riassunto. Uno di loro scrisse così: Un uomo aveva due figli, quello più giovane però non ci stava tanto volentieri a casa, e un giorno se ne andò via lontano, portando con sé tutti i soldi. Ma a un certo punto questi soldi finirono e allora il ragazzo decise di tornare a casa perché non aveva neanche da mangiare. Quando stava per arrivare, suo padre lo vide e tutto contento prese il bastone e gli corse incontro. Per strada incontrò l’altro figlio, quello buono, che gli chiese dove stava andando così di corsa e con quello arnese: ‘È tornato quel disgraziato di tuo fratello; dopo quel che a fatto si merita un bel po’ di botte!’. ‘Vu oi che t’aiuti anch’io, papà?’. ‘Certo!’ risponde il padre. E così, in due, lo riempirono di bastonate. Alla fine il padre chiamò il servo e gli disse d’uccidere il vitello più grasso e di fare una grande festa,perché s’era finalmente cavato la voglia di punire quel figlio che gliel’aveva combinata proprio grossa!.
Mente fantasiosa o ragazzino distratto? No, il mio confratello mi ha assicurato che era attentissimo. È un classico caso di rigetto intellettuale o di distorsione percettiva: la sua mente non poteva accettare l’epilogo proposto dal Vangelo: è una cosa assurda quel padre che perdona, non è credibile il figlio che si pente, ha ragione l’altro fratello a lamentarsi. E così, probabilmente senza avvedersene, aveva aggiustato la finale dandole un esito più ‘normale’ e conforme ai criteri di giustizia d’una società che sta smarrendo il senso del perdono, che non crede a chi si pente, che ha sostituito la gratuità con la rivendicazione.

Buon fine settimana.

Nazza. 

 
Ecco cosa diceva Don Massimo Astrua di Don Bosco nel suo libro "Don Bosco Ritorna" PDF Stampa E-mail
Lunedì 16 Gennaio 2012 23:15

Quel che Don Bosco diceva ai suoi giovani e che noi oggi non diciamo più

 

Il lettore potrà chiedersi il perché di questa riedizione delle meditazioni che Don Bosco scrisse per i suoi giovani nel celebre libretto «Il Giovane provveduto», a più di cento anni dalla loro prima pubblicazone.

Il motivo è che queste pagine sono un teso­ro di sapienza del quale anche i giovani di oggi (specialmente quelli di oggi!) hanno estremo bisogno.

In una società materialistica come la nostra in cui tutto pare essere divenuto lecito, invece di richiamare i giovani a un cristianesimo autenti­co, fondato sul Vangelo e vissuto nella rinuncia e nel sacrificio, abbiamo offerto loro solo «ideali sociali» o «valori umani». Quale meraviglia se i giovani di oggi sono crollati moralmente, trasci­nando nella rovina gli stessi valori sociali ed umani che avevamo loro proposto?

Don Bosco invece è riuscito a formare generazioni di giovani santi perché li richia­mava insistentemente alle verità eterne, alla realtà della morte, del giudizio di Dio, del Paradiso e dell'Inferno eterno, della necessità di pregare, di fuggire il peccato e le occasioni che inducono a peccare, e di accostarsi frequentemente ai Sacramenti.

E in realtà, anche se i tempi sono mutati, la natura umana ferita dal peccato originale, resta sempre la stessa; le Verità eterne non mutano, e la Croce e la Grazia di Cristo sono necessarie oggi come allora se ci si vuole sal­vare!

A Don Bosco affidiamo la diffusione di questo libretto che è Suo e che lo fa ritornare tra i giovani del nostro tempo, per i quali tra­scriviamo le parole con cui Egli invitava a ini­ziarne la lettura:

«Miei cari, io vi amo con tutto il cuore, e basta che siate giovani perché io vi ami assai. Troverete scrittori di gran lunga più virtuo­si e più dotti di me, ma difficilmente potrete trovare chi più di me vi ama in Gesù Cristo e più di me desidera la vostra vera felicità».

Don Angelo Albani- Don Massimo Astrua 

 

 
Don Massimo Astrua, il pioniere dell'editoria cattolica. PDF Stampa E-mail
Lunedì 16 Gennaio 2012 23:04
Era un custode della memoria storica della diocesi di Pessano con Bornago. Don Massimo Astrua, nato a Milano il 2 gennaio 1924, è morto martedì 8 novembre 2011 a Pessano. 

Io lo ricordo nelle sue incursioni presso il laboratorio di fotografia, dell’Istituto Don Bosco di Milano, quando si incontrava con Antonio Sandre (poi andato missionario a Teheran), per mettere a punto le illustrazioni del suo “Manuale di fotocromia”.

Chi, fra gli studenti di fotografia degli anni ‘70 non ricorda quel suo famoso e prezioso manuale?

Con don  Angelo Albani, Don Massimo Astrua è stato anche autore del libro “Don Bosco Ritorna - Quel che Don Bosco diceva ai suoi giovani e che noi oggi non diciamo più”.

Rimarrà a farci compagnia, con i suoi libri e soprattutto con la Mimep-Docete,

http://www.mimep.it/template.php?pag=31443

la casa editrice da lui fondata con don Angelo Albani e ormai dal 1980 affidata alle suore loretane benedettine fondate nel 1920 a Varsavia dal beato Ignazio Klopotowski (1866-1931), un uomo molto simile a don Giacomo Alberione (1884-1971), il fondatore della Compagnia di San Paolo, che nella Polonia a cavallo del secolo XX fondò una congregazione di suore dedicata all’apostolato per mezzo della stampa: “il libro è il cibo dell’anima. Dovete regalarlo agli altri” soleva dire come per riassumere il carisma della congregazione. 

UN PRETE sempre indaffarato, oltre che dagli impegni del suo lavoro anche nel correre immediatamente in soccorso, particolarmente delle “sue ragazze” dell’ex Collegio Pro Juventute Don Carlo Gnocchi di Pessano. 
Come un padre si è occupato delle più sfortunate, con maggiore handicap o lontano dalle famiglie perché provenienti dal nostro sud. 

Nazza.

 
Natale è passato ma lo spirito natalizio dura tutto l'anno. PDF Stampa E-mail
Domenica 15 Gennaio 2012 01:30

Solo oggi mi è capitato di trovare questo spot natalizio. E' vero, Natale è già passato e, come si dice, "passata la festa gabbato lu santu" ma per noi lo spirito natalizio dura tutto l'anno. E allora date un occhio a questo link... 

http://www.youtube.com/watch?v=Mx_042PIN2M&feature=related

 
Don Erminio Furlotti è tornato alla casa del Padre PDF Stampa E-mail
Giovedì 14 Luglio 2011 22:02

Il giorno 10 luglio è deceduto il salesiano don Erminio Furlotti.

Don Erminio è stato per lungo tempo il delegato degli ex allievi del "Sant'Ambrogio".

Sempre pronto alla battuta, creava una atmosfera allegra attorno a se. Ultimamente era ricoverato nella struttura di cura della casa Salesiana di Arese.

Lo raccomandiamo alle preghiera di tutti gli ex allievi.

 
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